Pescarola Mon Amour - Il Nettuno a Pescarola
- yabastabologna
- 1 dic 2025
- Tempo di lettura: 7 min
Aggiornamento: 30 dic 2025
Questa è la storia del Nettuno a Pescarola. Non tutti la conoscono e quello che segue è il materiale che abbiamo raccolto partendo dalle esplorazioni in rione, dalle interviste e dalle fonti. Grazie alla stampa 3d presto il Nettuno tornerà fisicamente a Pescarola.
Era l'anno 1943 e in corso c'era la seconda guerra mondiale. Bologna è stata oggetto di massicci bombardamenti tra il luglio del 1943 e l'aprile del 1945 da parte delle forze alleate durante la cosiddetta Campagna d'Italia per minare gli snodi strategici delle vie di comunicazione ferroviaria. Le bombe causarono numerosi danni anche al tessuto cittadino e alla popolazione civile con migliaia di vittime.
Il Genio Civile si preoccupò prima di mettere in sicurezza l'edilizia civile e in seguito la Soprintendenza ai monumenti si occupò dei beni storici.1
In questo contesto, il simobolo della città, la statua del Nettuno, chiamata familiarmente in dialetto bolognese Il Żigànt fu messo in sicurezza nel mese di febbraio del 1943.
Come successo durante la prima guerra mondiale la statua fu inizialmente protetta da una gabbia in legno e sacchi di sabbia e poi ricoverata in un altro luogo considerato più al sicuro dai bombardamenti. La gabbia di protezione era stata installata prima del 1943 e sulle travi di legno era riportata la mappa della città con l'indicazione dei rifugi antiaerei.2 Nel gennaio la situzione fu considerata troppo pericolosa e secondo alcune fonti3 le operazioni di smontaggio della staua iniziarno l'11 gennaio sotto la guida del sovrintendente Barbacci supportato dalle maestranze locali della ditta di Bruno Parolini.4

Illustrazione 1: Progetto di Bruno Parolini del castello in legno per rimuovere la statua dal piedistallo

Illustrazione 2: Operazioni di smontaggio del Gigante
Prima vennero smontate le parti in bronzo, poi putti e sirene e infine i primi di febbraio il corpo della statua, in presenza di una cittadinanza numerosa. L'operazione prevedeva che la statua rinchiusa nella gabbia fosse fatta scorrere con l'aiuto di una gru su rulli fino all'autocarro che poi l'avrebbe trasportata nel luogo sicuro.
Attestandosi all'edizione de «Il Resto del Carlino» ciò avvenne il 4 febbraio1943. 5

Illustrazione 3: Articolo su "Il resto del Carlino", edizione del 4 febbraio 1943
Le fonti - nonostante si tratti di storia contemporanea - sono piuttosto discordi e riportano date sparse per tutto il mese di febbraio. Probabilmente queste imprecisioni sono dovute al fatto che questa vicenda venne ricordata e tramandata più attraverso memorie, ricordi personali e aneddoti legati alla storia orale che lasciare traccie documentali precise.
Lo stesso processo risulta ancor più amplificato per quanto riguarda il trasporto e l'arrivo della statua in zona Pescarola, nella falegnameria della lavanderia comunale, in via Zanardi 288.

Illustrazione 4: Trasporto del Nettuno a Selva Pescarola su camion Gondrand
Non vi sono tempistiche riportate e quando lo sono c'è una sostanziale inattendibilità dei tempi e delle date incrociate tra loro. Infatti la fonte6 che più estesamente racconta dell'arrivo e della permanenza della statua a Pescarola cita una mattina di autunno del '43 (dal febbraio alla stagione autunnale come tempo di trasporto è più che inverosimile) e una permanenza di poco più di un anno fino al novembre del 1944. A quel punto poi nemmeno Pescarola era più considerata sicura dai bombardamenti e in centro, invece, era stata istituita la Sperrzone (autunno 1944), letteralmente "zona vietata", situata all'interno del perimetro dei viali della circonvallazione, libera dall'occupazione tedesca ma vigilata da due comnpagnie di Brigate Nere. Per questo motivo la statua era stata rispostata, sempre ad opera della ditta Parolini, in un ricovero antiaereo, sotto la torre dell'orologio, a palazzo comunale sotto uno strato di legname e sabbia7. Nell'aprile del 1945 viene sottoposta ad una accurata operazione di ripulitura e restaturo e nel maggio 19468il Gigante viene finalmente ricollocato nella sua posizione originale, in piazza, alla vista della cittadinanza. Durante la sua lontananza si era diffusa una voce popolare che diceva: "Quando il Gigante rivedrà la luce non ci saran più Hitler nè il Duce!"9
Il periodo di permanenza del Gigante a Pescarola viene raccontato in chiave aneddotica e attraverso poche testimonianze. Arvedo Degli Esposti, a quell'epoca barbiere in via Zanardi 186; il custode, Alfonso Bolognesi e la sua famiglia: la moglie Delfina Martelli e il figlio Adriano, allora tredicenne e aiutante nel negozio di barberia di Arvedo. Gli aneddoti raccontano delle peripezie poco prima di arrivare a destinazione, in corrispondenza del passaggio a livello, dove il braccio teso del Nettuno in posizione coricata rimase impigliato all'altezza dei fili elettrici. Non è chiaro come la decina di operai che seguivano il trasporto risolserò l'incidente che poteva avere conseguenze gravi.
A fianco della falegnameria invece vi era una costruzione adibita ad abitazione e autorimesse di un reparto tedesco. Il Gigante, seppur per ragioni di sicurezza non fosse stata sparsa la voce, catturò da subito curiosità e attenzioni sia dei bambini che lo vissero come il proprio giocattolo sia di uno degli ufficiali tedeschi che lo riconobbe. Ma i racconti si concentrano anche sul custode, di cui si disse senza mai verificarlo che avesse usato il tridente per dissodare la terra del suo orto di guerra.
Districandosi tra mito, verità e racconti tramandati oggi a Pescarola non rimangono nè tracce visibili nè testimoni diretti di questo passaggio ma ambientandosi e addentrandosi nella vita della comunità ancora riecheggia e si rimbalza questa storia.
Ed è da qui che noi siamo partiti questa primavera per progettare il centro estivo A piedi in Pescarola. Il doposcuola popolare che ormai da tre anni si tiene alla trattoria Offside Pescarola ha promosso questa iniziativa spingendo sin dalle fasce più giovani per una riappropriazione dal basso del territorio e della storia che li circonda, a pochi passi a piedi dalla loro casa. Il risultato è stata la realizzazione di una mappa di comunità - attraverso i nostri giornalieri trekking urbani - che indicasse luoghi rilevanti di benessere e malessere per una zona a misura delle fasce più piccole della popolazione. E' importante dedicare la propria attenzione e pratica politica a saldare il discorso riguardante le creazioni comunità educanti e di tessuto sociale a quello di determinate rivendicazioni politiche. La Pescarola, infatti, è un contesto periferico che in questi ultimi anni è stato una delle principali direttive dell'espansione urbanistica dell'area metropolitana, interessato da operazioni di speculazione edilizia e disboscamento della zona. Uno dei grandi temi che riguarda questo territorio è anche l'inquinamento acustico derivante dall'ingente traffico dell'aeroporto Marconi, in selvaggia espansione sotto la spinta dell'overtourism. Quello che preme è una maggiore regolazione e regolamentazione di questi fenomeni a partire dai bisogni, che si esprimano e si risolvano con la voce della comunità, a cui cerchiamo di dare ascolto e luoghi dove incontrarsi e confronatrsi. Infatti, queste politiche non possono non tenere conto del territorio e della composizione su cui s'innestano o che hanno negli anni hanno determinato per poi proporre soluzioni securitarie a posteriori, come si è fatto con il "problema" del disagio giovanile e delle "baby gang". Pescarola è infatti zona interessata dal Decreto Caivano. La nostra soluzione, attraverso l'attivazione del doposcuola, il presidio del centro estivo nel silenzio educativo della stagione, il recupero della storia del Nettuno è quella di tessere i fili di una comunità a partire dai membri stessi che ne fanno parte, creare dove non ce ne sono, moltiplicare quando sono carenti, le ocassioni in cui questa prenda voce per rivendicare e autodeterminare sia la storia che l'ha resa tale che un futuro che non escluda nessunx.
È per questo che abbiamo deciso di riportare Il Gigante a Pescarola, ora attraverso la storia, ma ben presto attraverso le nuove tecnologie che ci permettono di ricostruire, con la stampa 3d, quella che è stata una breve parentesi della storia del rione ma che oggi più che mai ne fa rivivere il cuore pulsante. Oggi il gigante in orizzontale guarderebbe solcare il cielo migliaia di aerei pieni di persone dirette verso la piazza che gli appartiene. Oggi il gigante in orizzontale riceverebbe solo gli scarichi di un turismo insostenibile. Ma con lui lì pensiamo possa iniziare la strada per un altro rione possibile.
IMMAGINI
Francesca Talò, Bologna postbellica. Primi discorsi attorno ad una collezione in divenire, in: Carte e pensieri per costruire la città. Eccellenze dell'Archivio Storico dell'Università di Bologna, Bologna CLUEB, 2016, p. 87;
Figure, luoghi, mestieri, cronaca. Un secolo di vita bolognese nell'archivio dei fratelli Camera, a cura di Alessandro Molinari Pradelli, Bologna, Nuova Alfa, 1989, p. 213;
Antonio Graziani, Bologna e la sua provincia fra gli anni '20 e gli anni '70 dall'Archivio dell'Istituto Luce, Ortona, Menabò, 2007, pp. 119;
Tiziano Costa, Bologna prima, durante e dopo la Liberazione, Bologna, Costa, 2015, pp. 56;
SITOGRAFIA
BIBLIOGRAFIA
Alfredo Barbacci, Il gigante risanato, in id., Memorie. Una vita per l'arte, Bologna, Nuova Abes, 1983, pp. 154-55;
Bologna in cronaca. Notiziario cittadino del nostro secolo, 1900-1960, a cura di Tiziano Costa, Bologna, Costa Editore, 1994, p. 126;
Alessandro Cervellati, Bologna al microscopio, Bologna, Edizioni aldine, vol. 1., Usi, costumi, tradizioni, 1950, pp. 194-195;
Tiziano Costa, Bologna '900. Vita di un secolo, 2. ed., Bologna, Costa, 2008, p. 129;
Tiziano Costa, Bologna prima, durante e dopo la Liberazione, Bologna, Costa, 2015, pp. 56;
Figure, luoghi, mestieri, cronaca. Un secolo di vita bolognese nell'archivio dei fratelli Camera, a cura di Alessandro Molinari Pradelli, Bologna, Nuova Alfa, 1989, pp. 211, 213
Antonio Graziani, Bologna e la sua provincia fra gli anni '20 e gli anni '70 dall'Archivio dell'Istituto Luce, Ortona, Menabò, 2007, pp. 118-19;
Il Nettuno del Giambologna. Storia e restauro, Milano, Electa, 1989, p. 60, 66;
Marco Poli, Cose d'altri tempi 4. Frammenti di storia bolognese, Argelato, Minerva, 2015, pp. 63-64;
Fabio e Filippo Raffaelli, Il Nettuno si racconta. Quattro secoli di vicende romanzesche, dai papi a Napoleone, da Garibaldi ai nostri giorni, visti con gli occhi del Gigante, Bologna, Grafica editoriale, 1989, pp. 135-140;
Sotto il mantello di San Martino: Bertalia 1992, in occasione della 5. decennale eucaristica, Bologna, Tipolito Arcoveggio, stampa 1992, pp. 99-100;
Le strade di Bologna. Una guida alfabetica alla storia, ai segreti, all'arte, al folclore (ecc.), a cura di Fabio e Filippo Raffaelli e Athos Vianelli, Roma, Newton periodici, 1988-1989, vol.2., pp. 354-356, vol. 3., pp. 586-587;
Francesca Talò, Bologna postbellica. Primi discorsi attorno ad una collezione in divenire, in: Carte e pensieri per costruire la città. Eccellenze dell'Archivio Storico dell'Università di Bologna, Bologna, CLUEB, 2016, p. 87 (ill.);
Via Indipendenza. Sviluppo urbano e trasformazioni edilizie dall'Unità d'Italia alla Seconda guerra mondiale, a cura di Maria Beatrice Bettazzi, Elda Brini, Paola Furlan, Matteo Sintini, Bologna, Paolo Emilio Persiani, 2017, p. 60;
Con il progetto Pescarola Mon Amour abbiamo potuto ricostruire la storia del Nettuno, esplorare il rione fisicamente e artisticamente, e presto stamperemo un nuovo Zìgant. Un ringraziamento particolare va all'otto per mille della Chiesa Valdese che con i suoi fondi ha permesso di co-finanziare il progetto.

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