Ribellione e Covid-19: aggiornamento dal Cile

April 11, 2020

Pubblichiamo una nostra intervista di aggiornamento sulla situazione cilena fra ribellione, emergenza da Coronavirus e riorganizzazione dei movimenti, a Diego Ortolani Delfino, attivista e ricercatore argentino-cubano, attualmente residente in Cile, che abbiamo avuto modo di incontrare durante la nostra carovana di gennaio a Santiago.

 

 

Noi ci siamo vist* a gennaio, all'inizio dell'estate per il Cile. Abbiamo visto però che la ribellione non si è fermata un solo giorno. Certamente marzo, con l'arrivo dell'autunno, la riapertura delle scuole e la data dell'8M femminista come evento che avrebbe fatto riesplodere la piazza, era inteso come un momento fondamentale.

A che punto era la mobilitazione prima dell'arrivo del Covid-19?

 

Quando il Covid è arrivato in Cile (il primo caso è stato riportato il 3 marzo), le mobilitazioni stavano giusto ricominciando. L'8 marzo ha avuto luogo la gigantesca marcia femminista convocata dalla Coordinadora 8 de marzo e altre organizzazioni femministe, che, anche se sapevamo sarebbe stato un evento di massa a prescindere, dato che la lotta femminista portava avanti la propria agenda con grande slancio fin da prima della ribellione dell'ottobre 2019, era comunque attraversata dalle rivendicazioni della ribellione stessa: la richiesta di un'Assemblea Costituente Sovrana, il rifiuto dell' “Accordo per la Pace e la Nuova Costituzione” del 15 novembre (con cui la casta politica, la destra e il progressismo neoliberale vorrebbero cooptare il processo di mobilitazione verso una Nuova Costituzione), la pretesa di juicio y castigo per i crimini commessi nella repressione delle manifestazioni, e per la violenza politico-sessuale esercitata dagli agenti delle forze di polizia nei contesti di repressione, la libertà dei prigionieri politici, la rivendicazione dei diritti sociali violati dal neoliberalismo. Durante quel corteo, ad esempio, alcune organizzazioni femministe popolari hanno appeso sul Cerro Huelén un enorme striscione che diceva “Assemblea Costituente Sovrana o Niente”. E questa intersezione ha indubbiamente contribuito all'enorme partecipazione alla marcia, con 1 milione e mezzo di persone.

 

Erano poi state convocate e calendarizzate un gran numero di mobilitazioni per tutto il mese di marzo, da un corteo studentesco, a un altro per il ripristino dell'acqua - ora privatizzata – quale bene comune, lo stesso nel caso delle pensioni, con la richiesta di porre fine al sistema delle AFP (1) una manifestazione per la libertà dei/lle prigionier* politic*, quella del 29 marzo per il Giorno del Giovane Combattente, in cui si sarebbe posto l'accento sul filo rosso che unisce la lotta giovanile contro la dittatura negli anni Ottanta e gli e le combattenti di oggi contro il neoliberalismo, e altre ancora. Proprio la settimana seguente all'8 marzo era iniziata un'intensa mobilitazione degli studenti medi, con occupazioni di alcune scuole...stavano tornando le manifestazioni del venerdì in Plaza Dignidad, e via dicendo.

 

Si stavano per manifestare il carattere massivo, la radicalità e l'intensità delle mobilitazioni, che non erano scontate, nonostante si intuissero intenzionalità e volontà molto forti. Il Governo inaugurava nuove tecniche repressive nelle immediate vicinanze della Piazza – e in altre città – contro la Primera Línea, mentre questa tornava a infoltirsi nelle strade (anche se durante tutta l'estate era rimasta attiva con una costanza ammirevole). Si sperava che l'eventuale massiccia partecipazione e l'intensità del programma di mobilitazioni aprissero la strada affinché il referendum del 29 aprile registrasse un ampissimo risultato a favore della Nuova Costituzione, di modo che entrambi si rilanciassero a vicenda. I sondaggi prevedevano un successo molto ampio dell'opzione “Approvo”, e ampio dell'opzione “Convenzione Costituzionale” a discapito dell'opzione “Convenzione Mista” (2) (anche se su questo ci sono delle ambiguità). Le Assemblee Territoriali e tutte le altre organizzazioni sociali si stavano riorganizzando abbastanza intensamente (non senza difficoltà) intorno alle campagne territoriali e di quartiere per il referendum, rilanciando la delibera costituente. I partiti politici continuavano ad essere per la maggior parte considerati illegittimi, e l'approvazione e la credibilità pubblica del Governo continuavano ad attestarsi su livelli molto bassi.

In questo contesto è arrivato il Coronavirus.

 

Qual è la risposta del Governo Piñera all'emergenza sanitaria? Quali misure sono state adottate e come possiamo leggere le politiche governative nel contesto particolare di lotta che sta vivendo il Cile?

 

Le risposte del Governo Piñera all'emergenza sanitaria sono state lette in un primo momento come totalmente inappropriate, soprattutto – considerando le terribili esperienze di Italia e Spagna – per il suo rifiuto di decretare quarantene o lockdowns generali, e per la consapevolezza della precarietà e dell'insufficienza del sistema sanitario pubblico, ancora più precario e definanziato che in quei paesi (per esempio, in Italia ci sono 3,8 posti letto ogni 1000 abitanti, in Cile 2,1). Circolavano analisi importanti e ben documentate e proiezioni epidemiologiche che prevedevano un collasso sanitario e quindi una tragedia. A partire da tutto ciò, è sorta dalle organizzazioni e dai movimenti sociali la rivendicazione di uno sciopero generale per la vita, e la pretesa di decretare la quarantena generale per proteggere la società e soprattutto i settori popolari. Sui mezzi di comunicazione alternativi e sui social network l'impatto di questa rivendicazione è stato alto, la sua eco si è fatta sentire anche sui media mainstream. Il Colegio Médico (critico ma non sospettato di radicalità), molti sindaci progressisti e anche molti di destra, si sono uniti alla richiesta. Il rifiuto del Governo è stato interpretato come la difesa degli interessi corporativi e dell' “economia” prima che della vita e della salute.

 

Come in tutti i luoghi in cui il Covid-19 è arrivato e si è diffuso, si prevede una fortissima crisi socioeconomica, o, qui, un enorme peggioramento della crisi che vivevamo già da prima della ribellione, intensificata in questo contesto. Il Governo ha presentato un pacchetto di misure a sostegno dell'economia per 11 miliardi di dollari, che è chiaramente insufficiente, non tanto per le imprese (soprattutto le micro e le piccole e medie imprese), ma soprattutto per i/le lavorator*, e ancor di più per l'enorme massa (40%) dei/lle lavorator* del settore informale, ambulanti, precari, ecc. Su questo piano non ci sono dubbi circa la valutazione negativa dell'operato di Piñera.

 

Il Governo, inoltre, ha decretato lo Stato di Eccezione Costituzionale per Catastrofe (una delle forme di stato di eccezione previste dalla Costituzione), e con questo un coprifuoco di tre mesi. Data l'assenza di quarantene generali diurne, il coprifuoco è stato letto come una misura inutile dal punto di vista epidemiologico, orientata piuttosto a rimediare alla cattiva reputazione di Carabineros e Forze Armate, pesantemente segnalati per le violazioni di diritti umani nel contesto della rivolta. E anche come un intervento per prevenire eventuali agitazioni sociali dovute sia alle eventuali tragedie portate dal contagio, sia al prevedibile catastrofico peggioramento delle condizioni socioeconomiche.

 

La situazione risulta però essere più complessa e ambigua. Il Governo Piñera non sembra aver seguito ciecamente la stupida linea dell'asse Trump-Johnson-Bolsonaro. Sembra aver preso atto in gennaio della gravità della pandemia, e aver preso alcune precauzioni. L'epidemia si è estesa, e il Cile è oggi il secondo paese in America Latina per numero di contagi, dopo il Brasile. Ma la mortalità per il momento è bassa (27 vittime) e nemmeno la curva di crescita dei contagi sembra essere acuta come quella di Italia o Spagna. Questo è ciò che ha dichiarato il Governo, è stato notato anche dall'OMS e ripreso da media come la BBC. Il Cile quindi, dal punto di vista epidemiologico, potrebbe essere considerato come una Germania dell'America Latina.

 

Da un lato, dicono di aver adottato in certa misura la “strategia coreana”: test di massa, quarantene focalizzate dei positivi e delle loro catene di contagio. Il Cile sembra essere, insieme a Cuba, il paese in cui si sono realizzati più test PCR. Dall'altro, sono state decretate quarantene generali in alcuni quartieri di Santiago, e in città intere in altre regioni, orientandole sulle zone che presentano realmente il maggior numero di contagi. Ovvero, dice il Governo, dove sono necessarie.

 

Il dibattito interno al paese quindi è diventato più complesso. Da un lato, ci sono chiare evidenze dell'insufficienza dei dispositivi di protezione individuale per il personale sanitario, e un'intensa discussione riguardo l'insufficienza o meno dei respiratori meccanici, elemento cruciale in termini di saturazione ospedaliera e mortalità. Allo stesso tempo, i dati forniti presentano un contenimento della curva esponenziale dei contagi (nonostante le previsioni), e un numero basso di vittime, almeno per il momento.
 

Credi che questa paura della pandemia possa riabilitare le istituzioni in una situazione in cui possono risultare come detentrici della tutela della salute delle persone? Questo è il tentativo che sta facendo il Governo in Italia.

 

Le possibilità che le istituzioni e il Governo, che qui erano estremamente delegittimati per effetto della ribellione, possano riacquisire consenso come tutori della salute e delle condizioni di vita sociale, si gioca nella soluzione di questo enigma. Un eventuale successo dal punto di vista epidemiologico le aumenta. La probabile gestione neoliberale della crisi socioeconomica, già messa in evidenza dal Piano presentato dal Governo, che peggiorerà drammaticamente con la pandemia, tornerà a metterle in discussione.

 

Data la necessità di sospendere le manifestazioni di piazza nella tutela della salute di tutt*, che prospettive si sta dando il movimento? Come si sta riorganizzando, con quali rivendicazioni e con quali pratiche? Come si stanno muovendo le varie componenti organizzate che sono nate in seno alla mobilitazione stessa, o che esistevano precedentemente e ne sono state promotrici (Es.: Asamblea Coordinadora de Estudiantes Secundarios, Coordinadora 8M, Movimiento Salud en Resistencia, Assemblee Territoriali, Coordinadora 18 de Octubre)?

 

Le Assemblee Territoriali e il resto delle organizzazioni e movimenti sociali che menzionate, sono in fase di inevitabile riorganizzazione, come dappertutto. Assemblee e riunioni virtuali, intensi sforzi di prendere parola, informare e comunicare. Hanno dato vita a uno spazio di coordinamento al quale partecipano tutte le realtà menzionate e altre ancora, che si riunisce tutti i martedì.

 

Ognuna rispetto ai propri piani di intervento, stanno anche cercando di promuovere azioni di studio epidemiologico popolare e nuove forme di cooperazione per affrontare la crisi: acquisti collettivi comunitari, collaborazione con i commercianti del quartiere, e in casi più avanzati e molto meno frequenti cooperative di preparazione di alcuni alimenti e di distribuzione di merci di piccoli produttori. Iniziative di appoggio collettivo in caso di situazioni di violenza domestica e di genere in fase di quarantena. Iniziative di appoggio alle famiglie dei/lle prigionier* politic* (più di 2000 persone), e ai/lle prigionier* stess*.

 

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(1) Administradoras de Fondos de Pensiones: sistema pensionistico privatizzato per il quale le pensioni dei cittadini vengono gestite da istituzioni finanziare che vi speculano come con qualsiasi strumento finanziario di risparmio (ndt)

 

(2) Il referendum prevede due quesiti: il primo chiede Approvazione o Rifiuto di una nuova Costituzione; il secondo chiede quale organo dovrebbe elaborarla: Convenzione Costituzionale (composta totalmente da membri eletti per tale funzione) o Convenzione Mista (composta in parte da membri eletti appositamente, in parte da parlamentari attuali) (ndt)

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