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🇨🇱DALLA DELEGAZIONE DI YABASTA! BOLOGNA A SANTIAGO DEL CHILE🇨🇱

January 18, 2020

Dal 3 gennaio una delegazione di Ya Basta! Bologna si trova in Cile per seguire e raccontare quello che sta succedendo nelle vie della Capitale e non solo. 

 

Qui l'articolo in aggiornamento con tutti i contributi: 

 

3 gennaio 2020 - 1° CONTRIBUTO DALLA DELEGAZIONE

 

Ci troviamo a Santiago del Chile per meglio comprendere il processo di mobilitazione che da ottobre sta attraversando il Paese. Un semplice atto di disobbedienza degli studenti, a seguito di un rincaro delle tariffe della metro, ha innescato una protesta ampia, trasversale e costante che rivendica equità e giustizia sociale, in opposizione alle politiche neoliberiste che tengono in ginocchio il paese dai tempi della dittatura.
La brutale repressione deliberata dal governo Piñera ha portato ad ogni forma di abuso e violazione dei diritti umani. Dalle violenze sessuali, all’uso sproporzionato della forza con l’utilizzo dei perdigones, i proiettili di gomma e i lacrimogeni sparati all’altezza del volto che hanno provocato centinaia di accecamenti. Sono ormai migliaia i feriti e oltre trenta i morti.
Nonostante ciò, non si placano le pratiche radicali della primera línea e le azioni di sabotaggio che attraversano il Paese, supportate dalla maggioranza della popolazione.
Quotidiane sono le convocazioni ai presidi, le manifestazioni e le assemblee cittadine, i cabildos, di chi, non soddisfatto dell’accordo per una nuova costituzione calata dall’alto, pretende le dimissioni del Governo e un cambiamento reale delle politiche di istruzione, sanità, sistema pensionistico, beni comuni, a oggi quasi del tutto privatizzati.
Una lotta ambiziosa che unisce provenienze e generazioni diverse, un’energia collettiva che impregna strade e piazze del bisogno e della voglia di uscire dall’individualismo e conquistare una vita degna per tutte e tutti.
STAY TUNED!

 

*Foto dal presidio permanente della "Primera linea" in memoria di Mauricio Fredes, il ragazzo ucciso negli scontri dello scorso venerdì

 

 

 

4 GENNAIO 2020 - SECONDO CONTRIBUTO

 

Da Valparaiso a Santiago a Conception, come ormai in tutto il Chile, la situazione è in costante fermento. La popolazione ha riconosciuto un nemico comune: l'inaccessibilità alla vita degna impersonificata in Pinera e in tutta la classe politica e ne los pacos, le guardie. Questione di welfare, questione di redistribuzione della ricchezza, questione di Stato patriarcale. Finito il regime di Pinochet una pace sociale ha a lungo tentato di celare l'ingiustizia di un modello economico neoliberista che avrebbe dovuto portare prosperità a tutt*. È tutt'altro che scontato capire perché questo sia avvenuto ora, quando, la maggioranza del popolo, ha alzato l'asticella a "hasta que valga la pena vivir"(le persone qui ci ricordano che questo slogan ha a che fare con un alto tasso di suicidi e di depressione fra la popolazione). Sicuramente concorrono diversi fattori.
Una sanità pubblica al collasso a beneficio di una privata inaccessibile.
Un sistema universitario privatizzato di strozzinaggio che indebita per anni giovani studenti. Un sistema pensionistico e in generale di welfare sempre più debole, a tratti completamente inesistente.
Un machismo dilagante a partire dallo Stato e dai suoi rappresentati.


La voglia di riscattare il passato e il presente da parte di una nuova generazione di ragazz*, anche molto giovani, che non hanno conosciuto il regime e lottano senza paura. Gli era stato promesso, tramite la mano invisibile del libero mercato, un benessere che non hanno mai visto se non nel riflesso della classe ricca per cui il popolo lavora per pochi pesos. Vina del mar, comune turistico di Valparaiso, ne è la prova. La gente delle periferie è scesa fra gli hotel e negozi per ricchi esprimendo tutta la loro rabbia.


Una serie di incendi nelle metropolitane a Santiago, insieme alle tante lotte di alcuni collettivi negli ultimi anni (due su tutte il movimento femminista e quello del diritto allo studio) hanno contribuito fortemente a risvegliare la popolazione. Quando i movimenti sono scesi in piazza nessuno si aspettava di trovarsi con milioni di persone. È chiaro a tutti che non si tratta di pochi pesos. La maggioranza del popolo ha deciso di non fermarsi. Un importante passo lo si segnerà ad aprile, con un referendum che il governo ha dovuto concedere, sulla necessità di una nuova costituzione (quella attuale è datata Pinochet, senatore a vita fino alla sua morte nel 2006 e anche su questo c'è un forte risentimento). Se il referendum sarà favorevole, il popolo attraverso le assemblee autoconvocate di quartiere (cabildos), sì sarà ripreso il diritto di riscrivere direttamente la carta, se non dovessero vincere lo potrà fare solo al 50% insieme alla rappresentazione politica istituzionale.
La forza di questa insurrezione non può però essere messa in standby, così le proteste continuano con forza e la gente si riprende senza attendere ancora un pezzo di quello che gli è stato tolto. Dai saccheggi ai supermercati (Walmart per lo più), alle farmacie coi loro costi esorbitanti, agli incendi ai caselli autostradali, agli espropri di pozzi di multinazionali a favore di villaggi senz'acqua.


Lo polizia reagisce in maniera brutale ma tendenzialmente disorganizzata ed è consapevole di non avere la forza sufficiente per sedare le rivolte che si estendono nei 4.000 km di questo paese. Pinera ha inizialmente tentato di alzare il tiro dicendo che il paese era in guerra civile con quest* rivoltos*. La risposta è arrivata a gran voce, ripetuta nelle piazze e sui muri: per una guerra servono due parti, qua invece c'è un solo popolo unito. Emblematica è stata anche l' unione delle tifoserie calcistiche, manipolate con infiltrazioni durante la dittatura: "abbiamo perso troppo tempo litigando ma il nemico è uno solo", bloccando così le partite a suon di "sin justicia no hay futbol" e portando le loro bandiere uniti nelle piazze. Non tutto il popolo è in prima linea negli scontri ma tutti sanno che senza quel conflitto niente sarebbe possibile.

La primera línea” la han llamado. Esos “valientes” que lo dejan todo: sangre, sudor y lágrimas para que la represión no llegue. Superhéroes que han romantizado la violencia, una épica de la que se quiere ser parte.

Molti di loro sono orfani e sono cresciuti in un sistema statale (sename) con scandali continui per soprusi e abusi, fino a diversi casi di persone sparite collegate al mercato nero della vendita di organi. Questa questione viene riportata di continuo ed è molto sentita in quanto vittime del peggio che lo Stato ha prodotto.
A lungo sono state studiate le pratiche di piazza di Honk Kong, dai laser, alle formazioni delle manifestazioni, alle equipe di emergenza molto attive in quanto i feriti sono tanti e continui.
Quello che più fa effetto è la felicità con cui la gente scende in piazza, senza paura nonostante i morti, deridendo la polizia di continuo e con un senso di comunità sconosciuta prima di allora in Chile.
È bello poter provare la gioia e la forza travolgente di una rivoluzione.

 

 5 GENNAIO 2020 - 3° AGGIORNAMENTO

 

Manifestazione nel 12° anniversario dalla scomparsa di Matìas Catrileo, studente Mapuche ucciso da un carabiniere

 

 

 

8 GENNAIO 2020 - 4° CONTRIBUTO

 

 

 

 

La @Coordinadora por la libertad de los Prisionerxs Políticxs 18 de Octubre https://www.facebook.com/Coordinadora18deoctubre/ è una rete nata dalla solidarietà tra familiari e amici dei detenuti, individualità ed organizzazioni, che si occupa di lottare per la libertà degli oltre 1.900 prigionieri politici arrestati nel corso delle proteste iniziate ad ottobre. Tra le varie attività che sta svolgendo grazie alla partecipazione di tanti e tante, la raccolta di viveri e prodotti per l'igiene personale da portare all'interno delle carceri, azioni di sensibilizzazione e raccolta fondi, supporto giuridico, medico e psicologico alle famiglie dei detenuti. Si tratta di fatto di uno dei tanti esempi di auto-organizzazione nati dal basso per affrontare, con rinnovata empatia, la stretta di un sistema che reprime la mobilitazione tanto nelle strade quanto nelle aule dei tribunali.

 

Mauricio e Kevin sono due ragazzi di 16 anni, arrestati nei pressi delle loro case e accusati di detenere materiale infiammabile. In questo momento si trovano reclusi nelle strutture del SENAME (organismo statale che opera anche come carcere minorile, famoso per le pessime condizioni di vita e le violenze subite dai minori al suo interno) in attesa del processo. La Coordinadora 18 de octubre sta seguendo anche il loro caso, chiedendo che la misura cautelare prevista per i ragazzi passi dal carcere agli arresti domiciliari: nonostante l'assenza di precedenti e la condotta irreprensibile di Mauricio e Kevin, il giudice ha negato loro la possibilità di tornare dalle proprie famiglie.
Ma i presidi e le marce di solidarietà si moltiplicano, le assemblee si riempiono e la cittadinanza sostiene il lavoro delle organizzazioni: la lucha sigue!

 

Libertad a lxs prisionerxs políticxs!

 

 

10 GENNAIO 2020 - 5° CONTRIBUTO

 

La ribellione scoppiata a ottobre ha avuto, tra i suoi vari effetti, quello di rinvigorire la voglia e la determinazione di portare avanti battaglie già esistenti nella società cilena.


Una di queste è la campagna degli studenti medi contro la Prueba de Selección Universitaria (PSU), che denuncia da anni come queste prove di accesso all'istruzione superiore – standardizzate ed estremamente difficili da superare – siano il riflesso delle disuguaglianze inerenti al sistema educativo cileno. Di fatto, le PSU rivelano le differenze abissali nella preparazione degli studenti medi a seconda delle loro possibilità di accedere o meno all'istruzione privata, nettamente migliore della pubblica. Esiste inoltre un corso preparatorio alla PSU che può arrivare a costare quanto un'intera carriera universitaria, pertanto anche la futura formazione professionale dell@ student@ è strettamente vincolata alle disponibilità economiche della famiglia, che finisce spesso per indebitarsi fortemente. La pressione psicologica ed emotiva durante la prova è tale che episodi di attacchi di panico e malessere sono ormai del tutto normalizzati, così come tipico è il ricorso a medicinali e ansiolitici durante i mesi necessari alla preparazione.


Per queste ragioni, negli ultimi giorni gli studenti hanno messo in atto un vero e proprio boicottaggio delle prove: grazie alle occupazioni degli edifici, ad azioni di disturbo di vario tipo, e diffondendo su Internet le prove precedentemente acquisite, hanno reso impossibile lo svolgimento della PSU in decine di istituti, in varie città del paese.
La repressione da parte delle forze dell'ordine è stata anche in questo caso molto dura, pur trattandosi di minori. I pacos (carabineros) non hanno risparmiato lacrimogeni e manganellate, mentre il governo, perseguendo giuridicamente i portavoce della mobilitazione, cerca di criminalizzare una protesta che è invece percepita come assolutamente legittima da parte di tutti gli studenti, i genitori e buona parte del corpo insegnante, che ha formalmente espresso la propria solidarietà.

 

 12 GENNAIO 2020 

 

Anche noi con Ya Basta Bologna stiamo partecipando al II Encuentro Plurinacional de las que Luchan, a Santiago del Chile. Nella giornata di sabato, tante assemblee tematiche e laboratori, per confrontarci e costruire insieme il prossimo 8 marzo.

 

15 GENNAIO 2010 - 6° CONTRIBUTO 

 

Ottantacinquesimo giorno dall’inizio delle proteste e mobilitazioni in tutto il Cile. Lo scontento sociale che si manifesta per le strade dallo scorso 18 ottobre non si arresta, sebbene il paese stia attraversando la stagione estiva e nonostante l'intenzione, da parte della classe politica al potere, di dare per terminata la 'crisi sociale’.

FUERA PIÑERA, ASESINO IGUAL QUE PINOCHET!

 

 

17 GENNAIO 2020 - 7° CONTRIBUTO

 

La straordinaria ribellione contro il sistema economico neoliberista e i suoi rappresentanti, che sta caratterizzando questo periodo storico del Chile, ha fatto esplodere la partecipazione politica quotidiana.
In queste settimane come YaBasta! Bologna abbiamo avuto modo di conoscere da vicino le esperienze delle assemblee territoriali. Assemblee autoconvocate di "vecinos y vecinas" (organizzate per quartiere ma aperte a tutt*) che mirano a preparare dal basso, senza intermediazioni partitiche, il nuovo volto del Cile.


"Aquí todo lo que se hace es político" ricorda una partecipante, dal volantinaggio, agli incontri ricreativi, all'organizzazione del carnevale.


Abbiamo poi partecipato anche ai CAT (Coordinamento Assemblee Territoriali), plenarie dei vari Cabildos di quartiere in cui, come spiegato nell'intervista, si lavora per commissioni specifiche tematiche quali comunicazione, organizzazione, programma politico, richieste immediate al Governo, fra le altre.


Ne abbiamo parlato in particolare con il compagno e attivista Diego Ortolani Delfino, argentino figlio di desaparecidos, esiliato a Cuba e ora in Cile da 20 anni.


Al termine dell'intervista video, Diego si sofferma a parlarci del rapporto tra assemblee e Unidad Social (il blocco sociale in cui confluiscono diverse realtà che stanno caratterizzando la mobilitazione).

 

"Dovrebbe darsi una confluenza politica tra il nascente movimento assembleare territoriale, figlio della ribellione, e le forze sociopolitiche che sono confluite in US. Questo sarebbe formidabile per la forza del movimento, la lotta contro la repressione e la possibilitá di arrivare a liveli superiori di capacità di trasformazione. Ma questa confluenza è complessa, per la convivenza all'interno di US di logiche autonome e orizzontali con altre più verticali e subordinate a "strategie" di partiti di sinistra e centro-sinistra. Queste tensioni hanno portato a rotture all'interno di US. Sicuramente ci saranno confluenze tra le forze più orizzontali di US e quelle uscenti (soprattutto Coordinadora Feminista 8M), e con le altre ci saranno punti d'incontro per situazioni più concrete, se queste ultime avranno la volontà di portare avanti la lotta dal basso."

 

 

 

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