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Chiapas: secondo Incontro Internazionale delle Donne che Lottano

January 2, 2020

Dal Semillero “Huellas del Caminar de la Comandanta Ramona”, nei pressi del caracol di Morelia, il giorno 27 dicembre 2019 alle ore 13:57 (ora zapatista) è stato inaugurato il Secondo Incontro Internazionale delle Donne che Lottano. Nelle montagne del sudest messicano si sono riunite 3259 donne provenienti da 49 paesi dei cinque continenti, accolte dal grande lavoro delle donne zapatiste e delle insurgentas e miliziane dell’EZLN, che hanno garantito la sicurezza e la protezione di tutte le partecipanti.

L’incontro, incentrato sul tema della violenza che caratterizza e minaccia la vita di milioni di donne in tutto il mondo, è stato aperto dal discorso della Comandanta Amada:

 

http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/12/28/parole_delle_donne_zapatiste/

L’8 marzo 2018 le zapatiste hanno convocato per la prima volta un incontro internazionale di Donne che Lottano nei propri territori. In questo secondo incontro è emerso fin da subito dalle parole della Comandanta Amada che, nonostante l’impegno preso di organizzarsi nei differenti contesti e città la situazione non è affatto migliorata: le donne continuano ad essere uccise, a sparire, a essere violentate e discriminate. Al contrario quest’anno nei territori zapatisti non si è verificato nessun caso di femminicidio o sparizione forzata.

Una violenza quotidiana, multiforme e sistematica cresce e si rafforza in un sistema in cui sembrano più preziosi i diritti dei mezzi, delle merci e delle cose che quello di una vita. E se la vita è di una donna, allora vale ancora meno.

“E se le donne protestano e lanciano le loro pietre, rompono i vetri, gridano le loro verità a quelli al potere, allora sì c’è grande agitazione. Però se ci fanno sparire, se ci ammazzano, semplicemente mettono un altro numero: una vittima in più, una donna in meno”.

Nella nostra avanzata società contemporanea, in cui patriarcato e capitalismo procedono a braccetto, sostenendosi l’un l’altro e promettendo una vita agiata ai più, ridiviene attuale il più elementare ed importante dei diritti, alla base di qualsiasi lotta e rivendicazione: il diritto alla vita. Così le nostre lotte, se apparentemente lontane e differenti, tra le mura di casa, nei luoghi di lavoro, attraverso i confini e in mezzo al mare, regrediscono ad un comune assunto di base: per poter conquistare una vita degna bisogna in prima istanza sopravvivere. La rabbia, che da tale oppressione e violenza scaturisce, si è espressa in un potente grido di tutte le donne che hanno partecipato all’incontro.

Il primo giorno è stato dedicato alla denuncia della violenza, per urlare il nostro dolore e il nostro coraggio. Numerose donne provenienti da diverse parti del mondo, la maggior parte dall’America Latina, hanno preso parola per condividere le proprie esperienze. Ora dopo ora, racconto dopo racconto, il dolore individuale si è trasformato in un grido e in una forza collettiva. L’atmosfera che si è creata grazie alla scelta delle compagne zapatiste di riservare questo spazio a sole donne ha fatto sì che tutte si sentissero sicure e libere di esprimere e raccontare le proprie storie tanto da prolungare questo momento per tutto il giorno seguente. Per continuare a vivere, hanno ricordato, è necessario auto-organizzarsi, proteggersi l’un l’altra e imparare a vivere in difesa, tramandando questo insegnamento di madre in figlia, di donna in donna, per creare una società più consapevole e libera.

Il secondo giorno è stato anche dedicato alla condivisione di idee ed esperienze rispetto a questo tema. Le riunioni e i tavoli si sono moltiplicati per permettere a ciascuna di esprimere e mettere in comune strategie e specificità delle proprie lotte. Ancora una volta è emerso come la forza del femminismo stia nella sua dimensione intersezionale e trasversale ad altre lotte. Così vediamo come sui confini, sul lavoro, nei territori e nelle comunità indigene, attraverso l’estrattivismo e i mega-progetti si manifesti lo stesso tipo di violenza strutturale che opprime le donne di tutto il mondo. Questa violenza, come anche la Comandanta Amada

ha sottolineato, scaturisce inevitabilmente da un sistema capitalista e neoliberale che ingloba e sussume tutto quello che può generare profitto e, allo stesso tempo, opprime e respinge ai margini quello che invece considera ormai privo di valore.

Il terzo giorno infine è stato dedicato alla cultura, all’arte e alla festa, per gridare con forza ed allegria la potenza accumulata nei giorni precedenti. La giornata si è conclusa con una performance delle compagne dei differenti collettivi che al centro del Semillero hanno ricordato tutte le donne morte e scomparse gridando i loro nomi mentre raschiavano la terra.

Al termine dell’incontro ci si è lasciate con l’impegno di rimanere vive e continuare a lottare ognuna con le proprie pratiche, nei propri territori e con le proprie parole d’ordine.

Naturalmente anche in questo incontro è emersa la difficoltà che viviamo tutti i giorni di connetterci e organizzarci. In una società che ci vuole sole e intimorite, è difficile riconoscersi ed accogliersi. Seguendo tuttavia l’esempio delle compagne zapatiste, che ci invitano a costruire un mondo che contiene tanti mondi, superiamo le differenze di modi e di strategie che in questi giorni si sono scontrate ed incontrate, per confluire tutte insieme in un potente 8 marzo che quest’anno vogliamo ancora più marea ed ancora più travolgente.

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