Rojava calling - Staffetta italiana in Kurdistan


Cos’è Rojava Calling? La Siria da più di due anni è lacerata da una guerra civile senza tregua, il paese è distrutto, migliaia sono i morti e milioni gli sfollati. In questi anni siamo rimasti senza parole di fronte a questo conflitto. Incapaci di darne alcuna interpretazione. Quest’estate abbiamo assistito all’avanzata dell’ISIS raccontato dai media mainstream come un mostro invincibile. L’inazione complice delle grandi potenze stava lasciando massacrare le popolazioni iraquene. Sono stati gli uomini e le donne del YPG e del YPJ a salvare le popolazioni yazide, fermando l’avanzata dell’ISIS e sempre queste brigate di autodifesa curde da mesi stanno difendono la città di Kobane. Kobane fa parte del Rojava, regione che si è proclamata autonoma sulla base di un nuovo contratto sociale, la Carta del Rojava: “Noi, popoli delle Regioni Autonome, ci uniamo attraverso la Carta in uno spirito di riconciliazione, pluralismo e partecipazione democratica, per garantire a tutti di esercitare la propria libertà di espressione. Costruendo una società libera dall’autoritarismo, dal militarismo, dal centralismo e dall’intervento delle autorità religiose nella vita pubblica, la Carta riconosce l’integrità territoriale della Siria con l’auspicio di mantenere la pace al suo interno e a livello internazionale.” La stesura della carta del Rojava rappresenta oggi un modello alternativo di sviluppo sostenibile delle società mediorientali e non solo. Costruito attorno ai quattro pilastri del confederalismo democratico, della centralità del ruolo della donna, dell’autodifesa e della redistribuzione della ricchezza il Rojava è un luogo non bene identificato e senza confini che ha fermato non solo l’avanzata militare dell’ISIS, ma anche ciò che rappresenta, smascherando il sistema di potere globale che ne ha garantito la legittimità. Come associazioni, collettivi, centri sociali e singoli abbiamo sentito la necessità di recarci a pochi km da Kobane, in territorio turco e a pochi metri dal confine, per rendere visibile la nostra solidarietà con il popolo curdo che non si è mai arreso e continua a lottare per la propria autonomia. La nostra staffetta di solidarietà è tutt’ora presente in quei territori. Tornati ci siamo resi conto che ci sono tante cose che possiamo fare. Così tra i tanti che sono stati a Suruc, chi vorrebbe andarci e chi non ci andrà mai ci siamo incontrati per comprendere come portare avanti un lavoro comune di aiuto e sostegno. Per questo vorremo costruire una campagna nazionale intorno ai seguenti punti: - Sostegno umanitario: attraverso una raccolta fondi e materiali di prima necessità, in particolare per i profughi che, in fuga dall’ISIS, sono giunti in Turchia. - Continuare la costruzione di staffette: per permettere la conoscenza reciproca e portare un sostegno concreto ai profughi (tramite staffette di personale medico, formativo, …). - Continuare il monitoraggio informativo: per avere informazione dirette sul conflitto in corso, per raccontare i contenuti e le pratiche di autogoverno del Rojava, per monitorare le azioni della Turchia al confine. - NO alla “zona cuscinetto” voluta da Erdogan. SI all’apertura di un canale umanitario al confine turco/siriano che permetta l’aiuto umanitario ai profughi siriani in fuga dalla guerra e il sostegno nei campi autogestiti di Suruc. - Costruzione di azioni concrete affinché l’Europa si faccia carico dell’accoglienza degli oltre 3 milioni di profughi siriani. Contro il business dell’accoglienza, contro le condizioni inumane dei richiedenti asilo e dei migranti nel nostro paese per il riconoscimento della libertà di movimento. - Eliminazione del PKK dalle liste del terrorismo internazionale: Il 26 novembre il Senato italiano ha approvato all’unanimità una mozione in favore della cancellazione del PKK dalle liste di terrorismo internazionale. Vogliamo che questo impegno si trasformi in azioni concrete da parte del Governo e che anche l’Unione Europea vada nelle stessa direzione. - Richiesta di liberazione di Öcalan e di tutt* i\le prigionier* curdi: I negoziati di pace segreti tra PKK e Turchia devono diventare pubblici e ufficiali. Deve iniziare un monitoraggio internazionale sullo stato dei prigionieri politici curdi nelle carceri turche. È da questi punti che vogliamo anche a PERUGIA praticare questa campagna capace di tenere insieme la voce di chi vuole sostenere questa battaglia attraverso azioni di solidarietà e cooperazione dal basso. Una scommessa capace di aprire una relazione vera fra noi e il popolo curdo. Perché Kobane deve essere difesa da tutt@, perché il Rojava non è un’idea, ma la costruzione concreta di un altro mondo. Pagina FB Rojava Calling: https://www.facebook.com/rojavacalling/info?tab=page_info Carta del Contratto Sociale del Rojava-Siria: http://www.uikionlus.com/carta-del-contratto-sociale-del-rojava-siria/

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