SENAME E CONTROLLO DEL DISSENSO IN CILE


Nel 2018 viene pubblicato un rapporto investigativo della Policía de Investigaciones da cui si evince che lo Stato del Cile non ha saputo proteggere in alcun modo i diritti dei bambini sotto la sua tutela all’interno dei centri SENAME (Servizio nazionale per i minori) e di quelli privati convenzionati. Indagando su 240 case per minori è emerso come nel 100% dei centri gestiti dal SENAME e nell'88% di quelli gestiti da privati ​​siano stati riscontrati 2.071 abusi, 310 dei quali con connotazione sessuale. Il rapporto è stato consegnato alla Procura nel dicembre 2018 (e una copia al Governo) ma è rimasto a lungo nascosto. (Qui il rapporto completo ora pubblico: https://ciperchile.cl/wp-content/uploads/informe-emilfork4.pdf).


Anziché dare massima priorità nel riformare questo tipo di sistema marcio, il Governo - dall’inizio delle proteste - oltre a nasconderlo, ha operato con l’intento di appropriarsi dei dati dei minori considerati nemici interni.

Il 21 febbraio 2019 il Servizio nazionale per i minori e l'Agenzia nazionale di intelligence (ANI) si accordano per facilitare a quest’ultima l’accesso alle informazioni detenute dal Sename sui minori.

L’accordo firmato nel bel mezzo della discussione legislativa sul disegno di legge ha cercato di dare nuovi poteri alle Forze Armate per proteggere le infrastrutture critiche e altri poteri nel quadro di un eventuale Stato di eccezione - proprio nei giorni in cui era ricorrente che il Governo esprimesse la sua preoccupazione davanti a un “potente nemico” che fino a quel momento non erano riusciti a identificare. In linea di principio, La Moneda ruotava intorno all'idea - promossa da Cristián Larroulet - di un intervento straniero, che fu presto scartato anche dal Pubblico Ministero. Successivamente, il “potente nemico” è cambiato e la cosiddetta “prima linea” composta per lo più dai giovani “disagiati” provenienti del Sename, è stata identificata come il principale avversario di un governo che, insieme alle forze di Ordine e Sicurezza, ha esaurito tutte le sue risorse per cercare di mettere a tacere la protesta popolare.

“Veniamo a mettere in discussione l'accordo poiché il Sename è un organismo che è lì per proteggere i diritti dei bambini e dei giovani più vulnerabili in Cile. L'ANI non è in quella linea, non si pone per tutelare questi diritti, quindi è una contraddizione perché non ha modo di contribuire in alcun modo alla restituzione e tutela di questi diritti” sostiene il leader di Sintrasub Pablo Valdebenito.


Questa colpevolizzazione dei giovani del SENAME ha rinforzato la linea dura contro una “primera linea” composta da emarginati da punire (screditando la reale trasversalità della mobilitazione) negli scontri di piazza, producendo gravi, massicce e sistematiche violazioni dei diritti umani, centinaia di feriti da percosse, uso di proiettili di gomma non consentiti, volti colpiti da lacrimogeni, centinaia di perdite oculari e innumerevoli detenuti dalle forze di polizia. Tra questi - secondo i dati dell'Ufficio per la difesa penale pubblica - oltre 4.000 bambini e adolescenti che, tra ottobre e dicembre 2019, sono scesi in piazza per rivendicare i propri diritti.

Si sono inoltre registrati gravi episodi - legati alla criminalizzazione con risposte punitive da parte delle forze di polizia - direttamente nei centri come nel caso degli spari dei carabinieri contro due minorenni all'interno del centro Sename di Talcahuano. La polizia ha risposto in un intervento con una situazione caotica sparando a due minori di 17 e 14 anni ricoverati per ferite di arma da fuoco. Questo episodio ha sollevato ulteriormente le proteste popolari e delle realtà che si occupano della tutela dei diritti umani e dei minori obbligando infine alle dimissioni il comandante generale della Polizia cilena (Carabineros), Mario Rozas. Ma a parte questo atto dovuto (per cui Mario Rozas è stato sostituito dal suo vice Ricardo Yanez), non è stata presa in considerazione dal Governo una riforma totale del sistema.

Noi che come delegazione di YaBasta Bologna a Santiago, un anno fa, abbiamo assistito alla ribellione sociale da vicino, conosciamo la trasversalità della protesta, essenziale in ogni sua rivendicazione. Dalle assemblee territoriali, alle manifestazioni, agli eventi di socialità, alla primera linea formata da una moltitudine di attori sociali. Proprio su quest’ultima non possiamo che concordare con le parole di Gloria Muñoz Ramírez:


“La prima linea dei cortei nella capitale cilena si è convertita nell’emblema delle mobilitazioni. Senza nulla da perdere, è composta dalle eroine e dagli eroi della protesta. Sui mezzi di comunicazione li chiamano vandali, superficiali, delinquenti. All’interno dei cortei sono applauditi, sono acclamate, quasi li sollevano sulle spalle. Esistono.

Sono centinaia di uomini e donne, giovani in maggioranza, che fronteggiano i carabiñeros tutti i giorni. Si posizionano nei punti strategici per impedire che i gas lacrimogeni, gli spari delle munizioni e i getti d’acqua mista a sostanze chimiche degli idranti non arrivino al resto della mobilitazione pacifica. Sono le guardiane e i guardiani delle decine di migliaia di persone che stanno protestando nelle strade contro di un sistema che li esclude.

Che succederebbe se non esistesse questa prima linea? Qualche giorno fa un corteo di maestre dell’asilo ha cercato di raggiungere la Piazza della Dignità, prima conosciuta come Piazza Italia e centro nevralgico delle mobilitazioni, e contro di loro la polizia si è scagliata con i gas lacrimogeni. La prima linea serve affinché queste, e molti altri come loro possano arrivare in piazza e manifestare pacificamente.”



FONTI:

latercera.com

ciperchile.cl

desInformemonos – periodismo de abajo

radio.uchile.cl