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Testimonianze raccapriccianti da Lampedusa

October 20, 2018

DAL SITO DI MEDITERRANEA

 

 

 

Pubblichiamo questo articolo diffuso da Mediterranean Hope, il progetto delle Chiese Evangeliche in Italia, che opera a Lampedusa e che ringraziamo per lo straordinario lavoro sui canali umanitari.

 

Queste testimonianze restituiscono tutto l’orrore che si consuma ogni giorno nell’inferno libico, ai danni di donne, uomini e bambini. Chi gioisce per la diminuzione degli sbarchi, deve sapere che essi significano non solo l’aumento dei morti in mare, 1900 dall’inizio del 2018, 45 a settimana come riporta l’OIM, ma anche la prosecuzione per migliaia di internati nei campi di concentramento libici, di quello che descrivono queste testimonianze.

 

Quando le motovedette libiche catturano i fuggitivi in mare, li riportano a subire queste torture. Le motovedette utili a fare questo orribile lavoro le hanno fornite i governi italiani, sia quello di prima che quello attuale.

 

da mediterraneanhope.com – Gli operatori di Mediterranean Hope sull’isola hanno raccolto testimonianze di torture e violenze subiti in Libia dai migranti, dichiarazioni che dimostrano come sia sempre più urgente creare passaggi sicuri e legali

 

Roma (NEV), 19 ottobre 2018 – “Nour ha disegnato su un foglio di carta le celle e le 4 porte blindate. Celle separate per uomini e donne. E ha raccontato di come ogni sera le donne venivano prese e portate nella cella dopo la terza porta blindata. Quattro uomini ogni donna. Quattro miliziani libici per ogni prigioniera somala, o eritrea. E ogni sera venivano, violentate e stuprate ripetutamente.

 

Da quattro sconosciuti. Ogni sera. Per più di un anno. E quando una di loro rimaneva incinta veniva portata nello stesso posto e presa a calci. Fino all’aborto e oltre. Fino a quando il feto non veniva fuori dal corpo della donna”.

 

Questa è una delle testimonianze raccolte dagli operatori di Mediterranen Hope (MH), programma per rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), che vivono sull’isola di Lampedusa e mantengono attivo un Osservatorio che svolge un lavoro di primissima accoglienza e mediazione con i migranti. Nonostante il dibattito pubblico delle ultime settimane si sia spostato su altri temi, la situazione in Libia continua ad essere molto critica e i migranti intrappolati in quella terra riferiscono condizioni di detenzione al limite della sopravvivenza e continue violazione dei diritti umani.  La testimonianza di Nour è stata raccolta nei giorni scorsi; la ragazza è arrivata a Lampedusa con l’ultimo sbarco, quello del 13 ottobre.

 

Intanto, anche se in seguito alla campagna di criminalizzazione delle ONG e all’impossibilità di operare nelle operazioni SAR, l’isola è sparita dai palinsesti televisivi e dei grandi media, gli sbarchi continuano. A piccoli gruppi e con barchette di legno arrivano i tunisini, mentre il viaggio dalla Libia sembra aver preso nuove modalità, con molti trasbordi tra barche piccole e più grandi fino all’arrivo in acque internazionali, come racconta Imad, anche lui arrivato il 13 ottobre: “2700 dollari per il viaggio dall’Egitto a Lampedusa, comprensivo di viaggi in camion e in barca.

 

La detenzione prima in una casa e poi in una sorta di campo profughi. Le violenze e la fame. E poi il viaggio, affrontato con altre 33 persone, provenienti da Libano, Egitto, Somalia, Eritrea, su una barca piccola che li ha caricati su una nave e scaricati a 5 ore dalle coste di Lampedusa per permettergli di raggiungere autonomamente la costa. Le persone “più scure” venivano fatte stare nella stiva mentre egiziani e libici potevano restare sul ponte”.

 

I migranti rinchiusi nell’hot spot dell’isola spesso riescono ad arrivare in paese e MH mette a loro disposizione un internet point per poter contattare i familiari e rassicurarli comunicando il proprio arrivo, sani e salvi, al di là del mare.

 

È in questa situazione che gli operatori del programma della FCEI hanno occasione di parlare con i migranti e raccogliere le loro storie: “Abdi è partito dall’Eritrea, ha attraversato Etiopia e poi passando dal Sud Sudan è arrivato in Libia dove ha passato un anno e sette mesi in un luogo chiuso e angusto, venendo picchiato tutti i giorni dai “Gangsterman”, fino a quando gli hanno fatto chiamare la madre, in Eritrea, chiedendole 11.000 dollari per il riscatto.

 

Solo dopo aver pagato è stato imbarcato ed è arrivato a Lampedusa. Zakaria viene da Asmara ed è arrivato in Libia attraverso 

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