Caro Sindaco, caro Ministro: Bologna non è candidabile all’apertura di un CIE.


Caro Sindaco, caro Ministro: Bologna non è candidabile all’apertura di un CIE.

Con la campagna che ha portato alla chiusura del CIE di via Mattei nel 2014 abbiamo affermato un principio non negoziabile: mai più CIE a Bologna. E’un impegno che manteniamo davanti a ogni ipotesi di riapertura di luoghi di segregazione, violenza e violazione<<<

E’ notizia di martedì 27 dicembre che sono in corso da parte del Ministero dell’Interno verifiche e valutazioni per la riapertura di un CIE a Bologna, oltre che a Milano e Potenza. L’obiettivo dichiarato dal Ministro Minniti sarebbe infatti di attivare in tempi celeri almeno 1200 nuovi posti per la detenzione dei migranti senza permesso di soggiorno, allo scopo di aumentare l’esecuzione delle espulsioni.

Come attori della battaglia per la chiusura del CIE di Via Mattei, vinta dalle cittadine e cittadini di Bologna contrari alla vergogna delle carceri etniche, ci opporremo fino in fondo al ritorno di un Centro di Identificazione ed Espulsione nella nostra città.

Per troppi anni abbiamo convissuto con gli orrori quotidiani di un luogo dove persone vittime della legge Bossi-Fini venivano private della libertà e della dignità, punite anche con violenze e abusi polizieschi per una reato che non hanno commesso. La clandestinità è una condizione amministrativa inventata da un sistema razzista per negare diritti ai migranti, sfruttarli come mano d’opera schiava, stigmatizzarli come capri espiatori di fallimentari politiche di guerra e di controllo della mobilità delle persone.

Ma non ne siamo mai stati complici. E certo non lo saremo nemmeno adesso, quando i CIE diventano alter ego degli hotspot, nuovo strumento delle politiche europee in crisi davanti agli esodi di cui l’Europa è investita in maniera secondaria. Anziché sperimentare forme di accoglienza e di nuova cittadinanza europea, con l’arbitraria partizione negli hotspot delle persone in arrivo viene negato il diritto di fuga e protezione a chi sfida frontiere sempre più militarizzate; mentre nei CIE si mette in atto un duplice processo: da un lato la disumanizzazione e delegittimazione della persona utile a più fini, tra cui il più urgente di fornire una risposta, del tutto illusoria, agli attentati; mentre dall’altro quello di perfezionare la collaborazione con regimi dittatoriali, governi corrotti e iper-integralisti verso cui deportare i migranti.

Bologna, e non solo Bologna, non ha bisogno di un CIE. Ma di progetti di accoglienza, di percorsi di inclusione, di interventi innovativi e responsabili contro le nuove povertà, per il diritto alla casa di tutti, per la piena cittadinanza.

Con la campagna che ha portato alla chiusura del CIE di via Mattei nel 2014 abbiamo affermato un principio non negoziabile: mai più CIE a Bologna. Un risultato che lo stesso Sindaco Merola si è fieramente intestato come merito del proprio lavoro, e che oggi lo impegna a dare una risposta negativa e determinata all’istruttoria che il Ministro Minniti starebbe conducendo circa la possibilità di insediare nella nostra città un centro di detenzione per migranti.

Da parte nostra porteremo avanti l’impegno assunto insieme a tante e tanti per una città, e una società, senza luoghi di segregazione, violenza e violazione. Al Ministro e al Sindaco mandiamo subito un messaggio determinato: Bologna non è candidabile ad ospitare un CIE.

Chiudere tutti i CIE!

Cs TPO e Làbas Occupato

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